Grida il nome della crew (resoconto presentazione “Col senno di poi”. Immagini e qualcos’altro)

Non credo sia il caso di esagerare con le parole, soprattutto quando sono stati i fatti a parlare. Eppure, credo che ci sia sempre il bisogno della giusta quantità di esse. Non è possibile aver vissuto una certa esperienza e non farla vivere a chi non c’era; e non bastano fotografie e video: c’è il bisogno di trasmettere. E il mio unico modo per trasmettere è scriverlo. Perciò…

Stiamo parlando di sabato: live di Esa e presentazione di “Col senno di poi”. Già sapete di cosa si parlerà. Ora, parliamo.

La serata l’ho iniziata guardando l’occhio sbarrato, stupito di Dalì sulla T-shirt di Dj ‘Ntrippo (STC: già sapete come suona!). Già questo mi ha spinto a pensare allo stupore che si prova per certe cose. Vedremo a breve di quali cose. In effetti, non si tratta solo di stupore: ci sta anche l’orgoglio. E ora vediamo di cosa si tratta.

Ho visto un gruppo di amici farsi il culo, ho cercato di partecipare anch’io a ciò; ho pensato più volte a cosa significhi la musica, a cosa significhi in particolare il rap; ho capito che non esiste solo la musica che esce dalle casse, coi bassi che ti fanno vibrare anche il giubbino e i peli delle gambe: c’è dell’altro, c’è tanto di quel lavoro dietro che mai sarei riuscito a immaginare; ho visto la crescita, e ne ho parlato. Non è per niente un discorso da finale di “Blade Runner”, ma dipende tutto da un’esperienza vissuta e sentita. E mi sono reso conto che un cd è il frutto non semplicemente di una passione smisurata per la musica, per il rap in questo caso, ma che è cuore e sudore fatti note, che sono riflessioni dell’animo fatte sputi, fatte “nongridarecosìvicinoalmicchesennòsaltatutto”, “attento al tempo… il flow, cazzo!, il flow”, “sto pezzo spacca”; non solo: c’è dietro la maturazione di menti che, vivendo in un contesto determinato dal voler fare qualcosa non per il gusto di farlo, ma per essere in qualche modo di aiuto a qualcuno, si sono poco per volta rese conto di ciò che era il caso di fare, di ciò che bisognava tralasciare e di quello che era necessario dire; menti che si sono rese conto di dover essere d’aiuto anche a loro stesse. E tutto questo è ancora in continua evoluzione. Il risultato è stato questo disco, che non descrive tanto il modo di vedere la musica quanto, invece, il modo di vedere la vita. E così fu: “Col senno di poi”, direi, c’è sempre qualcosa di più da fare, qualcosa in più che si sarebbe potuto fare. Il lavoro non finisce mai, il tempo non basta mai, la voglia non manca mai, anche nei momenti in cui le paranoie sulla riuscita del tutto ci hanno resi deboli.

Ora, parliamo della serata.

Dopo il “banchetto” assieme a Esa aka il Prez (Francesco – ama il vinello), Don Diegoh e Mastro Fabbro (che ci hanno fatto una sorpresa – e ben vengano sempre tali sorprese!), ai Sotto Tiro, Chin8, i NewCastro e se ho dimenticato qualcuno l’aggingerò, c’è stato il live. E parliamone.

Mi sono ritrovato a dover guardare a vista il frutto di due anni e più di lavoro, all’esterno della sala nel quale si è svolto l’evento, con la compagnia più che altro visiva della ragazza del guardaroba e del suo ragazzo, dei curiosi che si avvicinavano e dei pizzaioli: insomma, stavo al banchetto dei cd in vendita. Tanti “Col senno di poi” artisticamente messi in vetrina dall’abile mano di Cenipeppe, e io lì dietro a improvvisarmi (con scarsi risultati, devo dire) commerciante. Ma non divaghiamo. Mi rendo conto che a poco a poco c’è sempre più gente che si avvicina alla porta, che c’è più confusione da un momento all’altro, che c’è la fila all’ingresso. È una cosa alquanto strana il rendersi conto che c’è un passaggio da una sala vuota a una sala gremita di gente, non capisci mai quando la sala si sia riempita. Ma succede, e dici: “Che cazz’è successo?”. Così vedo tutta ‘sta gente che entra e mi rendo conto che si avvicina, che dà calore ai ragazzi che sono sul palco. E sul palco c’è l’LDM quasi al completo: ci sono Tenzi e Zaccka, c’è Turullo e c’è Rejoke. E inizia il live. Non ho capito bene che cosa sia successo, ma mi sono reso conto di una cosa, e l’ho così espressa fra me e me: “Tutto ‘sto calore e ancora sono le prime due tracce? E com’è possibile? Sarà un peccato perdersi «Get The Fuck Up»”. E mi rendo conto che il live sta diventando qualcosa di grande, che, anzi, la presentazione del disco non è solo un live, non è solo showcase, ma è qualcosa di più: è un dire “siamoquaguardatecelabbiamofattaepuredasolieascoltateetiratesulemani”, tutto d’un fiato, per non far scorgere l’emozione del momento. Quello emozionato ero io, là fuori, a muovere il collo e a rappare e fare i raddoppi dei pezzi. E sentivo il fuoco. A un certo punto, poi, c’era così tanto fuoco che usciva dalla sala, ed è arrivato lì da me. Fu così, che per la mia incolumità, decisi di andare.

Legame di Massa is a state of mind.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...